Snodo cruciale nella direttrice che collega Milano alla vicina Svizzera, sede di due poli universitari e di una Scuola d’Arte Drammatica, Busto Arsizio vanta una tradizione storica che parte dall’ età’ romana ma che la vede strettamente connessa già a preistorici insediamenti liguri, da cui alcune assonanze dialettali e - forse -  la tradizionale “ parsimonia” con cui sono connotati i “ bustocchi “.Sembra impossibile credere che proprio qui , davanti al " Paganini", negli anni 80 sono nati i "Paninari...

Le immagini sono tratte da una raccolta presente in Agenzia

La sua vocazione industriale si perde nella notte dei secoli; nel 1300 erano già degne di nota la sue concerie.

In prossimità dell’AEROPORTO INTERNAZIONALE DELLA MALPENSA, a pochi chilometri da Busto scorre il Fiume Ticino , dove era ubicata - in località Tornavento - la dogana austroungarica, rimasta attiva fino all’Unita d’ Italia.

Grazie al corso del fiume si sono rese possibili massicce opere idroelettriche che hanno contribuito- unitamente alla presenza di altri Fiumi come l’Olona - allo sviluppo di numerosissime imprese.

Alla fine dell’800 Busto era già chiamata “ la Manchester d’Italia “, in ogni cortile batteva almeno un telaio, e gli imprenditori locali - Principi mercanti come li ha definiti Luigi Einaudi - furono i primi ad esportare fino in Argentina i loro manufatti.

Il grezzo “ TARLISU” con cui in tutto il mondo venivano allora foderati i materassi, e la più morbida e fioccosa “ BUMBASINA”, tela per confezionare lenzuola, sono rimasti nella storia dell’industria tessile ed ancora oggi danno i loro nomi alle tipiche maschere locali, la cui tradizione è’ gelosamente custodita da associazioni socio culturali quali la “ Famiglia bustocca”.

Il parlare in dialetto rendeva problematici i primi contatti interpersonali : se un bustocco chiedeva ad una bergamasca “ ti te da fa a bassua”? gli domandava semplicemente se era stata assegnata al turno pomeridiano ma spesso ovviamente non riceveva risposta....

All'uscita dalle fabbriche fiumi di operai si riversavano nelle strade; ci si muoveva a piedi, al massimo in bicicletta e - per tragitti più " lunghi" si prendeva il "TRANVAI" che passava anche dall'attuale Via XX Settembre e collegava i principali centri dell'Alto Milanese da Gallarate a Milano passando anche per Legnano

Nel secondo dopoguerra La richiesta di manodopera era elevatissima, e dalla bergamasca e dal Veneto venivano chiamate molte ragazze, che, abituate al lavoro in filanda, venivano attratte dalla prospettiva di una retribuzione più stabile e sicura e, poiché erano nubili, erano tenute “ in convitto” con tanto di sorveglianti ( spesso maestre in pensione) : l’azienda forniva loro vitto e alloggio in una sorta di “ collegio” con orari e regole rigide.

L’alternativa al convitto, se non si voleva tornare a casa o “ andare a servizio” come cameriera, era il matrimonio.

Naturalmente l’indotto del tessile ha contribuito anche all’esplosione dell’industria metalmeccanica che ha reso Busto protagonista in Italia del “ boom economico”.

I protagonisti di quest'epoca, spesso noti a livello nazionale ed internazionale , vollero che il loro successo fosse testimoniato dalle loro abitazioni - le “ ville cittadine “ che oggi sono sedi di uffici pubblici e di associazioni istituzionali - e resero Busto celebre per la “ MOSTRA DELLE MACCHINE TESSILI, COTONE E RAYON “ che dagli anni 50 portava annualmente in città da tutta Europa i principali operatori dei settori interessati.

Una città che ha sempre “ badato al sodo” , con scorci architettonici liberty di cui oggigiorno si faticano a trovare le tracce, soppiantati dai palazzi con cui , dalla fine degli anni 50 è’ radicalmente mutata l’urbanistica cittadina.

IlSantuario di S.Maria in piazza , dove si svolgeva uno dei mercati cittadini e davanti al quale negli anni 70... misero un parcheggio per auto (!) è’ uno dei luoghi che ha maggiormente conservato la sua iconografia,  mentre la centralissima Piazza Garibaldi - e l’ingresso di Via Milano - sono irriconoscibili

A Metà anni 70 la lungimiranza degli stessi imprenditori porto’ la città a cercare un’alternativa “ post industriale “ ed a gettare le basi per lo sviluppo del terziario.

Con un capitale iniziale di 400 milioni di lire , investito da 11 finanziatori bustocchi nacque TELE ALTOMILANESE, una emittente televisiva lombarda che grazie all'impegno ed alla notorietà del povero Enzo Tortora e di altri protagonisti del tempo come Renzo Villa e Lucio Flauto divento’ il simbolo della battaglia per la cosiddetta "Libertà d'antenna" contro il protezionismo esclusivista delle concessioni televisive RAI.

Fu la prima emittente privata italiana a mandare in onda un telegiornale

Altro motivo di orgoglio storico è’ senza dubbio la PRO PATRIA, squadra che fa parte della tradizione calcistica nazionale, anche grazie alla sua celebre maglia a strisce orizzontali bianco blu che nell’anno 2000 ha conquistato il secondo posto nel Concorso indetto dal Guerin Sportivo per scegliere “ le più belle maglie europee”.

Nella foto a fianco, vediamo i “ tigrotti” impegnati nel 1947 in una partita Serie A allo Stadio “ Carlo Speroni” contro il Grande Torino

Negli anni 2000 il prestigio sportivo di Busto è stato portato ai massimi vertici europei dalle " farfalle" della Pallavolo femminile YAMAMAY

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